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Francesco Trevisani
(Capodistria, 1656 - Roma, 1746)
Cristo morto sostenuto dagli angeli
; Torino, Pinacoteca dell'Accademia Albertina.
Lo spazio del dipinto è completamente occupato dal corpo di Cristo, la cui nudità cadaverica è evidenziata dai panneggi che gli cingono i fianchi e vestono gli angeli circostanti. Il paesaggio, pressoché inesistente, lascia soltanto trasparire sul fondo il destino del Calvario.
Trevisani, che presto si trasferisce a Roma dal nord dell’Italia, aderisce alla maniera accademica delicata e languida che esprime in soggetti sacri e mitologico-galanti. Opera sotto la protezione dei cardinali Chigi e Ottoboni.
In ascolto del dipinto
Angioletto di sinistra: “Tengo in mano il chiodo con cui il Signore è stato appeso sulla croce. Sono smarrito e confuso, perché Gesù, il Cristo, giace morto qui, davanti a me. Ma la sua passione non è stata una finzione. Sento tutto il peso di questo pezzo di ferro che si è trasformato in arnese di morte. Posso vedere le piaghe che gli ha provocato nelle mani. Posso infilare il mio piccolo dito nel foro della sua mano. Chi potrà consolare il mio grande dolore? E ora lo affidiamo alla terra e a te, Padre suo e Dio nostro, perché le Scritture possano essere compiute fino a quando dovrò piangere? Fino a quando dovrò asciugare le mie lacrime?”.
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