Antonello è ritenuto il ponte fra l'arte italiana e quella fiamminga, che nel Quattrocento è al suo apice con autori
quali van der Weyden, van Eyck, Christus.
Privilegia la pittura a olio (il cui segreto proprio il nostro avrebbe strappato), ha cura del particolare domestico, del paesaggio, di scene, anche sacre, immerse in ambienti familiari.
Probabile è che tale incontro avvenisse a Venezia, anche se è certo che alla corte napoletana degli Aragonesi (ove Antonello si formò a bottega di Colantonio) lavorarono artisti nordici.